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La libertà non si mendica. Si conquista!

Volantino anarchico

Sono trascorsi sette anni dalla strage del Centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani. La guerra all'immigrazione iniziata dal Centrosinistra con la promulgazione della legge Turco-Napolitano ha affinato metodi e strategie con l'applicazione della Bossi-Fini da parte del Centrodestra, e in tutti questi anni la sistematica negazione della libertà e dei diritti fondamentali delle persone è stata la linea di condotta di tutti i governi, senza distinzioni. Oggi, il Centrosinistra è tornato a governare confermando un indirizzo politico all'insegna della repressione dei migranti arricchita da una serie di bugie e ipocrite messinscene.
Di tutte le falsità sbandierate dal governo Prodi per accreditarsi quale esecutivo sensibile ai temi dell'immigrazione e dell'antirazzismo, quella dell'istituzione di una commissione ministeriale per vigilare sullo stato dei CPT italiani è sicuramente la più irritante. Con questo espediente il governo ha fatto credere di voler fare luce sulla gestione dei CPT e ha coinvolto nell'operazione associazioni e individui appartenenti al variegato movimento antirazzista. Un'ottima mossa per congelare l'opposizione sociale, mettere la briglia ai movimenti e criminalizzare chi non si presta a questa pantomima del controllore che controlla se stesso. E intanto il ministro Amato lo ha detto chiaramente: i CPT non si chiudono.
Ma dal "Vulpitta" di Trapani gli immigrati continuano a scappare, continuano a farsi del male per poter uscire, continuano a cercare la libertà negata. Nell'ultimo anno è successo un po' di tutto, ma i rappresentanti del governo venuti a Trapani per visitare la struttura non hanno battuto ciglio promuovendo a pieni voti il campo di internamento. Lo ha fatto il sottosegretario Lucidi (DS), e lo ha fatto il presidente della commissione De Mistura.
Nel frattempo, in tutta Italia il dramma dell'immigrazione miete costantemente le sue vittime. Qualche mese fa a Licata un muratore rumeno, Mircea Spiridon, è rimasto due giorni sotto le macerie del cantiere crollato in cui lavorava perché il suo italiano e sicilianissimo padrone - che lo sfruttava in nero, da clandestino - negava che ci fossero operai lì quel giorno. All'inizio di dicembre, ad Ancona, due bosniaci sono morti asfissiati dentro un tir nel quale si erano infilati per oltrepassare la frontiera ed entrare in Italia. Nello stesso giorno, un immigrato bulgaro si è impiccato dentro al CPT di Lamezia.
Tutte queste morti continuano a gravare interamente sulle spalle di chi oggi detiene il potere in Italia e in Europa. Le possibilità di entrare regolarmente in Italia e avere un permesso di soggiorno sono minime, praticamente inesistenti: si chiede a chi cerca un lavoro di dimostrare di avere già un lavoro; si chiede a chi scappa dalla guerra di dimostrare di avere già una casa; si chiede a chi cerca il minimo per vivere di dimostrare di avere già tutto. Gli immigrati sono condannati alla clandestinità perché così sono più ricattabili e sfruttabili dai padroni e dalle mafie: non possono difendere i loro diritti perché è come se non esistessero. Lo Stato procura ai datori di lavoro masse di manodopera a costo zero da impiegare nelle nostre campagne, sui nostri pescherecci, nei nostri cantieri. Più sono clandestini e più sono schiavi. Più sono braccati e più fanno comodo al capitale.
Quasi dieci anni di lotte contro i CPT e per la libertà di movimento sono serviti a sviluppare ovunque esperienze di autorganizzazione, di azione diretta, di solidarietà concreta fra italiani e immigrati a partire dal principio che i diritti che rivendichiamo per gli immigrati sono i diritti che rivendichiamo per tutti poiché precarietà, sfruttamento e flessibilità sono problemi che riguardano tutti quanti i lavoratori, senza distinzioni.
I tentativi del governo Prodi di spacciarsi come governo umanitario che da un lato promette maggiori diritti e dall'altro dimostra di voler continuare la repressione sugli immigrati, confermano chiaramente quello che gli anarchici dicono da sempre: non ci sono governi amici.
Solo su una cosa potranno contare i lavoratori, gli sfruttati, gli oppressi, i migranti e i senza potere: su loro stessi e sulla loro volontà di disertare i meccanismi della rappresentanza e della delega per ribaltare radicalmente lo stato di cose presenti. Soltanto così è possibile costruire una società di liberi ed eguali in cui ogni catena sarà spezzata e ogni frontiera sarà abbattuta.

Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

Trapani, 28 dicembre 2006
CONTRO LO STATO E IL CAPITALE

DENUNCIAMO
tutte le leggi razziste, che limitano la libertà di movimento e calpestano la dignità degli immigrati
gli stati e i governi, che con le loro politiche mirano all'esclusione umana e sociale degli immigrati
i centri di permanenza temporanea, i lager del secondo millennio
chi gestisce i centri di permanenza temporanea, perché si arricchisce sulla sofferenza altrui
i muri e le frontiere dell'Europa, che causano la morte di migliaia di persone
precariato e flessibilità, che spianano la strada allo sfruttamento dei lavoratori, immigrati e non
il caporalato e le mafie, che schiavizzano i lavoratori approfittando delle leggi razziste che negano qualsiasi diritto e qualsiasi tutela per i lavoratori.
LOTTIAMO PER
la libertà di movimento per chiunque: tutti hanno diritto di vivere e lavorare ovunque nel mondo!
costruire la solidarietà internazionalista, contro ogni razzismo e per una solidarietà di classe tra i lavoratori italiani e stranieri perché il nemico è il padrone, non l'immigrato!
l'autogestione dell'accoglienza e la costruzione di reti di mutuo appoggio
la gratuità dell'accoglienza costruita dal basso, senza mediazioni della chiesa o di enti che lucrino sul bisogno della gente
un'Europa aperta e solidale, che non spari sui migranti alle frontiere, e che non li affondi speronandoli in mare aperto
la stabilità del lavoro e il rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro, perché non vogliamo più gente che muore mentre si guadagna da vivere
l'autogestione delle lotte, l'autonomia del movimento antirazzista, il rilancio delle mobilitazioni per la libertà contro ogni frontiera
la rivoluzione sociale, per scrollarsi di dosso il peso dei parassiti - lo stato e il capitale - che da sempre succhiano il sangue dei lavoratori e degli oppressi
la libertà e l'uguaglianza di tutte e tutti.

ottobre 2006

Nucleo "Giustizia e Libertà" della Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo
L’ITALIA È UNA REPUBBLICA FONDATA SUI MORTI DEL LAVORO

Esattamente un mese fa moriva dopo due terribili giorni di agonia Mircea Spiridon, operaio edile.
Mircea era un rumeno. Mircea era quello che la legge definisce un “clandestino”.
Mircea era uno di noi.
Mircea era un uomo venuto a cercare un futuro migliore per sé e la sua famiglia. Si era illuso di trovarlo tra Licata e Palma di Montechiaro. Invece ha trovato la morte, seppellito sotto le macerie di una delle tante costruzioni frutto dell’abusivismo che ha deturpato le coste siciliane.
È morto per colpa di un padrone senza scrupoli, come tanti siciliani, come tanti italiani.
Ogni anno, in Italia, gli incidenti mortali sul lavoro sono sempre di più, causati da padroni avidi di profitti, che non rispettano le norme di sicurezza e che trattano i lavoratori come bestie da soma, buone da sfruttare. Tutto questo avviene con la complicità degli organismi che dovrebbero vigilare e controllare affinché i luoghi di lavoro siano sicuri. Ogni volta che ci scappa il morto (quasi cinque al giorno, senza contare gli invalidi di vario tipo) i rappresentanti delle istituzioni si mettono la coscienza in pace facendo finta di indignarsi e promettendo di impegnarsi.
A dispetto delle vuote parole dei politici e dei sindacalisti, questa situazione cambierà solo quando tutti impareremo a ribellarci, a chiedere il rispetto dei nostri diritti, a rifiutarci di lavorare in condizioni di insicurezza e di pericolo. Bisogna dire BASTA al lavoro nero, al lavoro sfruttato e sottopagato, al lavoro precario, al lavoro malsano che uccide o rende invalidi.
Tutti insieme, lavoratori italiani e lavoratori migranti devono unirsi nella lotta contro lo sfruttamento e la divisione capitalistica del lavoro che rende sempre più ricchi i padroni e più povere e asservite al capitale intere masse di lavoratori nel mondo intero, costringendo milioni di persone ad abbandonare la propria terra e i propri cari per avere una possibilità di sopravvivenza.
Noi siciliani sappiamo molto bene cosa vuol dire emigrare, sentirsi emarginati e disprezzati non solo in terra straniera ma anche nella propria terra. E ancora oggi i siciliani sono un popolo di emigranti.
L’arrivo in Sicilia di lavoratori stranieri, costretti alla clandestinità da leggi ingiuste e criminali, come la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini, mettono viene agitata dai padroni e dalle forze politiche più reazionarie come un pericolo per i lavoratori italiani. Ma i migranti non vengono a “rubare” il lavoro a nessuno!
Essi si accontentano di svolgere i lavori più umili e malpagati che noi italiani rifiutiamo, e sappiamo bene che l’agricoltura, la pesca e l’edilizia in Sicilia si poggiano interamente sulle spalle degli immigrati che, ad esempio, vengono letteralmente schiavizzati nei nostri campi per la vendemmia, la raccolta del pomodoro e degli ortaggi. Perché nella scala della divisione in classi della società c’è sempre qualcuno al gradino più basso del tuo, qualcuno più povero di te, pronto a raccattare i tuoi rifiuti.
La lotta dei migranti è la nostra lotta, per avere condizioni di vita dignitose, per l’uguaglianza, la libertà, la fratellanza dei popoli, indipendentemente dal colore della pelle o dalla fede religiosa.
Perché tutte le donne e tutti gli uomini nascono uguali ma è il capitale, l’arroganza del più forte, del potere che li divide e crea barriere tra stati e stati, crea barriere mentali tra uomo e uomo, crea la paura del diverso per meglio controllare e dividere le coscienze.
Oggi siamo qui per ricordare un uomo che voleva conquistarsi il diritto a una vita dignitosa e onesta, ucciso dallo sfruttamento. Non si è trattata di una fatalità, i responsabili della sua morte hanno nomi e cognomi, come hanno nomi e cognomi i responsabili di tutti gli altri morti.

BASTA CON I LUTTI!

I responsabili delle morti sul lavoro sono i padroni, i mafiosi E lo stato italiano!
INVITIAMO i lavoratori a vigilare e a unirsi per lottare tutti insieme contro il sistema che li sfrutta, li rende invalidi e li uccide.


Federazione Anarchica Siciliana

Federazione dei Comunisti Anarchici – Sezione di Palermo


f.i.p
SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI ANARCHICI ARRESTATI

Giovedì scorso 5 compagni anarchici sono stati arrestati a Lecce e decine di perquisizioni hanno coinvolto militanti antirazzisti in diverse città, tra cui anche Catania, con l’accusa di avere manifestato contro il CPT Regina Pacis di Lecce e di avere “istigato”le rivolte degli immigrati detenuti.
Ancora una volta, come già successo nei confronti dei compagni della rete sud ribelle, si costruisce un teorema giudiziario contestando i reati associativi, in questo caso l’art. 270 bis, per spezzare la rete di solidarietà con gli immigrati reclusi e deportati, che ormai si estende a macchia d’olio in tutta Italia.
In particolare, è evidente che si tratta di una risposta al processo in corso che vede imputati il responsabile del CPT di Lecce, don Cesare Lo Deserto, ed alcuni operatori ed appartenenti alle forze dell’ordine, per le violenze commesse nei confronti degli immigrati detenuti, ed è volta ad intimidire il movimento antirazzista in un momento in cui si appresta a mobilitarsi all’inizio di un’altra estate di sbarchi e di deportazioni illegali, queste ultime già condannate dal Parlamento e dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, perché in violazione delle convenzioni internazionali e della costituzione italiana che garantiscono il diritto di asilo.
All’indomani delle grandi manifestazioni del 2 aprile, giornata europea dei diritti del migrante, il governo, tramite il “moderato” ministro Pisanu, anziché preoccuparsi di colpire il traffico degli esseri umani e di consentire il regolare ingresso a coloro che sfuggono da paesi devastati da fame e guerre, preferisce criminalizzare gli immigrati, additati come responsabili della criminalità in Italia, e le associazioni antirazziste e tutti coloro che si battono contro la loro reclusione nelle galere etniche e la loro deportazione.
Nell’esprimere solidarietà ai compagni arrestati ed indagati rivendichiamo il diritto di manifestare per la chiusura dei CPT ed il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte.

CHIUDIAMO I LAGER ED APRIAMO LE FRONTIERE!

RETE ANTIRAZZISTA SICILIANA
SENZA STATI NE’ FRONTIERE, NESSUNO E’ CLANDESTINO!

Forse non tutti hanno ancora capito quello che gli immigrati sono costretti a subire ogni giorno in Italia.
Nella democratica Italia, in questa democratica Unione Europea, gli immigrati vengono quotidianamente umiliati, annullati, mortificati.
Negli ultimi anni governi di Centrosinistra (legge Turco-Napolitano) e governi di Centrodestra (legge Bossi-Fini) hanno varato una serie di norme con lo scopo di rendere la vita impossibile a ogni immigrato/a.
Entrare in Italia in maniera “regolare” è semplicemente impossibile: viene chiesto a donne e uomini che vengono in Italia per cercare occupazione di dimostrare di avere già un lavoro. Se non lo puoi dimostrare, sei espulso/a.
L’espulsione passa attraverso l’odiosa procedura dell’internamento nei Centri di Permanenza Temporanea.
Sessanta giorni di prigionia, dietro le sbarre, con poliziotti e carabinieri sempre pronti a intervenire come solo loro sanno fare nel caso in cui qualcuno dovesse alzare troppo la voce.
Una carcerazione mirata all’esclusione degli individui diversi, poveri, immigrati, indesiderabili.
Con le dovute proporzioni è lo stesso principio dei lager nazisti.
L’immigrato fa molto comodo, anche se nessuno lo ammette: fa comodo agli italianissimi padroni che assumono in nero muratori, agricoltori, badanti e operai immigrati massacrandoli di lavoro e pagandoli una miseria. Ci sono pure quelli che sulla prigionia delle persone ci mangiano, e tanto: i Centri di Permanenza Temporanea vengono cogestiti da prefetture ed enti convenzionati muovendo un giro di quattrini (del contribuente) davvero notevole. Non bisogna dimenticare che molte associazioni cattoliche hanno messo le loro mani sul business della disperazione.
Ogni giorno lo Stato sequestra le vite di migliaia di donne e uomini.
E’ lo Stato che uccide chiudendo le frontiere, costringendo gli esseri umani alla clandestinità, deportando centinaia di persone con voli diretti Lampedusa-Libia.
L’Occidente scatena guerre in giro per il mondo, le industrie occidentali smerciano armi in giro per il mondo, gli stati occidentali finanziano guerre civili in giro per il mondo. Tutto questo viene fatto sulla pelle delle persone, ed è normale che la gente scappi, emigri, chieda una fetta del benessere di cui godono solo pochissimi privilegiati.

Il Centro di Permanenza Temporanea di viale Colajanni a Ragusa è l’ultimo aperto in Sicilia. Da qui, nei mesi scorsi, sono fuggiti - con nostra immensa gioia - diversi immigrati.
Da poco tempo, il CPT è riservato a sole donne e questo lo rende ancora più odioso. In esso si concentra ogni tipo di discriminazione: dello straniero, del diverso, del povero, della donna: un’insopportabile miscela di xenofobia, sessismo e potere patriarcale.
Manifestiamo a Ragusa per la libertà di movimento di tutte e di tutti, per la chiusura del CPT ragusano e di tutti i CPT presenti in Sicilia e altrove. Manifestiamo per una società di liberi/e ed uguali perché nessuno può e deve essere considerato “clandestino”.
Così come per gli italiani, anche per gli immigrati l’autorganizzazione è uno strumento fondamentale per conquistare quella liberazione sociale che oggi viene vergognosamente negata.
C’è tutto un mondo che chiede uguaglianza, libertà, pari dignità, diritti, servizi, rispetto, solidarietà, accoglienza. Solo unendo il fronte di lotta e di rivendicazione si può rovesciare tutto.
Se tolgono libertà agli immigrati è perché si preparano a togliere libertà a tutti gli altri, e hanno già cominciato.
Per noi non ci sono stranieri. L’unico nemico è il potere che ci vorrebbe tutti schiavi, tutti sconfitti.
Non ci avranno, perché la nostra voglia di libertà va al di là di ogni frontiera.

NESSUNA FRONTIERA, NESSUNA GALERA, NESSUNA NAZIONE!
LIBERI TUTTI/E!

Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici – Sezione di Palermo
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana – FAI
Mediterraneo per morire

Continua la tragica odissea per centinaia di persone che pur di scappare dal loro paese d’origine, molto spesso territorio di guerre civili e persecuzioni, mettono la propria vita nelle mani di criminali mafiosi e politici senza scrupoli che non esitano nel lasciarli morire in mare.
Liberia, Dafur, Sudan, Palestina, Iraq, Kurdistan, Afghanistan sono i paesi da cui la maggioranza di queste persone arriva, paesi in cui le situazioni sia politiche che umanitarie non consentono una vita dignitosa.
Questa nuova tratta degli schiavi, è fomentata e organizzata dalle leggi omicide e razziste sull’immigrazione in Italia che creano la condizione di clandestinità, necessaria affinché armatori senza scrupolo possano arricchirsi intorno ai cosiddetti “barconi della morte”e affinché col pretesto della prevenzione si riarmino gli stati da cui passano i flussi migratori ad esempio la Libia.
L’enorme flusso di denaro che gira intorno al trasporto e alla mattanza dei/lle nuovi/e migranti, potenzia questa pratica e la rende purtroppo un evento usuale.
Lo statuto di illegalità e quindi di clandestinità toglie ad ogni individuo il diritto di esistere, la possibilità di poter avere una vita migliore rendendo i migranti fantasmi della società, considerati criminali e facili preda di profittatori e malviventi che non sempre stanno al di fuori delle istituzioni.
Solo la morte in mare diventa evento pubblico mostrato dai mass media che, a nozze con il potere, non hanno nessun interesse a mostrare tutta la sofferenza per arrivare sulle coste del Mediterraneo. La morte non è che l’ultimo tragico anello di un’odissea umana che molto spesso si conclude prima, magari per disidratazione o fame in mezzo al deserto.
I flussi migratori invece di essere repressi e criminalizzati per esigenze di mercato
(più precarietà uguale più sfruttamento), dovrebbero essere liberati dal giogo della clandestinità per dare accesso ad una nuova vita non solo per chi fugge da strazio e povertà ma a tutti/e coloro che cercano nuove terre in cui realizzarsi.
I concetti di cittadinanza globale e di libera circolazione mai come oggi assumono un significato così forte per le lotte di liberazione dalla schiavitù e dalla povertà. I passi da fare nella strada per una società aperta, senza pregiudizi, disumane disuguaglianze sociali e vecchi razzismi sono tanti, soprattutto quando si considerano i/le nuovi/e immigrati/e degli invasori dell’occidente “bianco e cristiano”.
La lotta all’emigrazione clandestina si fa con la lotta per l’abolizione del concetto stesso di clandestinità e il riconoscimento immediato dell’asilo politico.
Con un’accoglienza umana e adeguata e ciò significa logicamente la chiusura dei CPT - i mostri in cemento che non sono altro che prigioni per chi ha come unica colpa il desiderio di difendere o cambiare la propria vita.
La lotta alle frontiere intese non solo come barriere geografiche ma anche sociali e umane.
L’educazione all’interculturalità e all’antirazzismo come chiave di svolta culturale di cambiamento di mentalità nei riguardi di ciò che è considerato “diverso”.
La lotta all’emigrazione clandestina si fa con le azioni dirette contro le leggi omicide, contro lo sfruttamento e con la solidarietà attiva nei confronti di coloro che sbarcano sulle coste europee senza lasciarli poi naufragare nell’indifferenza e nel silenzio generale.
Fdca Palermo
Mediterraneo per morire

Continua la tragica odissea per centinaia di persone che pur di scappare dal loro paese d’origine, molto spesso territorio di guerre civili e persecuzioni, mettono la propria vita nelle mani di criminali mafiosi e politici senza scrupoli che non esitano nel lasciarli morire in mare.
Liberia, Dafur, Sudan, Palestina, Iraq, Kurdistan, Afghanistan sono i paesi da cui la maggioranza di queste persone arriva, paesi in cui le situazioni sia politiche che umanitarie non consentono una vita dignitosa.
Questa nuova tratta degli schiavi, è fomentata e organizzata dalle leggi omicide e razziste sull’immigrazione in Italia che creano la condizione di clandestinità, necessaria affinché armatori senza scrupolo possano arricchirsi intorno ai cosiddetti “barconi della morte”e affinché col pretesto della prevenzione si riarmino gli stati da cui passano i flussi migratori ad esempio la Libia.
L’enorme flusso di denaro che gira intorno al trasporto e alla mattanza dei/lle nuovi/e migranti, potenzia questa pratica e la rende purtroppo un evento usuale.
Lo statuto di illegalità e quindi di clandestinità toglie ad ogni individuo il diritto di esistere, la possibilità di poter avere una vita migliore rendendo i migranti fantasmi della società, considerati criminali e facili preda di profittatori e malviventi che non sempre stanno al di fuori delle istituzioni.
Solo la morte in mare diventa evento pubblico mostrato dai mass media che, a nozze con il potere, non hanno nessun interesse a mostrare tutta la sofferenza per arrivare sulle coste del Mediterraneo. La morte non è che l’ultimo tragico anello di un’odissea umana che molto spesso si conclude prima, magari per disidratazione o fame in mezzo al deserto.
I flussi migratori invece di essere repressi e criminalizzati per esigenze di mercato
(più precarietà uguale più sfruttamento), dovrebbero essere liberati dal giogo della clandestinità per dare accesso ad una nuova vita non solo per chi fugge da strazio e povertà ma a tutti/e coloro che cercano nuove terre in cui realizzarsi.
I concetti di cittadinanza globale e di libera circolazione mai come oggi assumono un significato così forte per le lotte di liberazione dalla schiavitù e dalla povertà. I passi da fare nella strada per una società aperta, senza pregiudizi, disumane disuguaglianze sociali e vecchi razzismi sono tanti, soprattutto quando si considerano i/le nuovi/e immigrati/e degli invasori dell’occidente “bianco e cristiano”.
La lotta all’emigrazione clandestina si fa con la lotta per l’abolizione del concetto stesso di clandestinità e il riconoscimento immediato dell’asilo politico.
Con un’accoglienza umana e adeguata e ciò significa logicamente la chiusura dei CPT - i mostri in cemento che non sono altro che prigioni per chi ha come unica colpa il desiderio di difendere o cambiare la propria vita.
La lotta alle frontiere intese non solo come barriere geografiche ma anche sociali e umane.
L’educazione all’interculturalità e all’antirazzismo come chiave di svolta culturale di cambiamento di mentalità nei riguardi di ciò che è considerato “diverso”.
La lotta all’emigrazione clandestina si fa con le azioni dirette contro le leggi omicide, contro lo sfruttamento e con la solidarietà attiva nei confronti di coloro che sbarcano sulle coste europee senza lasciarli poi naufragare nell’indifferenza e nel silenzio generale.
Fdca Palermo
LAMPEDUSA
Cronaca di lotta

19.03.05
Alcuni attivisti della Rete Antirazzista Siciliana si trovano a Lampedusa già da stamattina per verificare quanto succede al CPT. Gli attivisti sono in atteso di entrare nel Centro e riferiscono una notevole presenza delle forze dell'ordine.

19.03.05 ore 14,57
I migranti vengono fatti uscire adesso dal campo, sono circa una novantina. i previstio osservatori istituzionali ovviamente hanno rimandato la loro presenza a domani. [da FdCA]

19.03.05 ore 15,20
Alla delegazione è stato negato l'accesso al campo, avevano raggiunto un'area adibita a cantiere nelle immediate vicinanze del campo ma sono stati sgombrati e ora assistono impotenti dall'aerostazione, a 50 metri dall'aereo, la fine dell'imbarco. destinazione + probabile Tripoli. i deportati sono, sembra, in buona parte palestinesi, e quindi potrebbero avere diritto a chiedere il permesso d'asilo. sembra che per oggi potrebbero essere preparati altri due voli, ma la situazione è ancora ovviamente incerta. [da FdCA]

19.03.05 ore 15,22
Alcuni compagni della Rete Antirazzista Siciliana hanno tentato lo scavalcamento della recinzione che dà sulla pista dell'aeroporto (adiacente al CPT). Sono stati bloccati e ci sono stati momenti di tensione. Un compagno palestinese ha comunicato ai deportati in arabo la possibilità di chiedere asilo politico. Probabilmente ci saranno altri rimpatri nel pomeriggio. Seguiranno aggiornamenti. [da Comm.ne Antirazzista FAI]

19.03.05 ore 15,28
Tre immigrati hanno tentato di fuggire ma sono stati bloccati! [da Comm.ne Antirazzista FAI]

19.03.05 ore 15,35
Tre ragazzi hanno cercato di scappare ma sono stati ripresi, pur avendo lottato fino all'ultimo per conquistarsi la libertà e forse la vita (secondo fonti attendibili dall'ultima serie di rimpatri mancherebbero all'appello circa 180 persone). All'interno del ctp sembra si sia scatenata una protesta, vengono sventolati stracci e tovaglie chiedendo verosimilmente aiuto. continua il presidio dei compagni della Rete Antirazzista Siciliana dentro l'aereoporto [da FdCA]

19.03.05 ore 15,50
Aggredito dalla polizia un compagno palestinese della CGIL. Rivolta contro le deportazioni a Lampedusa. La polizia ed i carabinieri hanno accerchiato i militanti della Rete Antirazzista Siciliana. Il responsabile immigrazione dello sportello lavoro CGIL PALERMO è stato aggredito dalle forze dell'ordine per aver detto ai prigionieri immigrati che potevano chiedere asilo politico. Situazione molto tesa. I migranti hanno capito che verranno deportati e si stanno ribellando. Decine di camionette delle forze del dis-ordine stanno arrivando. LANCIAMO UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE IMMEDIATA IN TUTTE LE PREFETTURE ITALIANE. PROTESTIAMO CONTRO GLI ORGANI D'INFORMAZIONE PERCHE' SI SAPPIA QUELLO CHE STA ACCADENDO! [da RAS]

19.03.05 ore 15,55
Alcuni lampedusani, presenti all'aeroporto a "godersi" le deportazioni, hanno aggredito e minacciato i militanti della Rete Antirazzista Siciliana che hanno tentato di bloccare le deportazioni. [da RAS]

19.03.05 ore 16,10
Clima pesantissimo a Lampedusa. Un immigrato è sceso dall'aereo, è stato bloccato, picchiato e ricondotto al CPT a bordo di un cellulare. All'interno del Centro sono entrate due camionette dei carabinieri. L'aereo è appena decollato. [da Comm.ne Antirazzista FAI]

19.03.05 ore 18,20
Abbiamo appreso che questa sera all'interno del TG1 (e non TG3) andrà in onda alle 20.00 un servizio sulla vergognosa deportazione con le immagini girate dagli attivisti della Rete Antirazzista Siciliana. [da Comm.ne Antirazzista FAI]

19.03.05 ore 23,09
Continua a Lampedusa il presidio della Rete Antirazzista Siciliana dopo le tensioni di oggi pomeriggio: dopo la partenza del volo e la tentata fuga di tre migranti, e il pestaggio di almeno uno di loro, viene impedito l'ingresso alle osservatrici istituzionali (le senatrici Acciarini e De Zulueta) che accompagnate da un avvocato hanno chiesto di entrare nel CPT per verificare le condizioni all'interno. negata anche la richiesta minimale di conferire con la direzione del centro all'interno del CPT e non sui cancelli, dove i compagni e le compagne della rete mantengono il presidio. [da FdCA]

20.03.05 ore 08,23
Stamattina è entrata una delegazione composta dalle parlamentari Acciarini e De Zulueta, un rappresentante dello sportello immigrazione della CGIL di Palermo,un giornalista dell'Unità. Da fonte governativa sembrerebbe che oggi verranno eseguiti dei trasferimenti in alcuni CPT sul territorio Nazionale, seguiranno aggiornamenti. [da Taz Lab. Comunicazione Libertaria]

20.03.05 ore 10,06
Appena uscita la delegazione dal campo di Lampedusa. La Rete Antirazzista Siciliana conferma la notizia che sono previsti trasferimenti via mare di un centinaio di migranti verso i CPT di Agrigento, mentre non sono confermati i due voli di reinvio forzato rimandati ieri. E' nel frattempo in corso uno sciopero della fame. Non si ha notizie del migrante picchiato e scaricato dall'aereo, portato via in cellulare, che non risulta ricoverato al Pronto soccorso. [da FdCA]

20.03.05 ore 10,29
In questo momento i compagni della Rete Antirazzista Siciliana ci informano che un centinaio di migranti stanno per essere imbarcati per Porto Empedocle. [da T.A.Z. Lab. Com. Libertaria]

20.03.05 ore 10,34
I migranti vengono ammanettati e fatti salire sui cellulari di carabinieri e polizia. Saranno trasportati via mare forse ad Agrigento (Porto Empedocle), per poi arrivare a Crotone. Continua lo sciopero della fame, i migranti chiedono aiuto. Non si hanno più notizie dell'immigrato pestato ieri dalle forze dell'ordine perchè ieri ha tentato la fuga. Riteniamo molto probabile che, una volta giunti a Crotone, vengano tutti deportati con aerei pronti a partire da lì.LANCIAMO UN APPELLO URGENTE AI COMPAGNI CALABRESI DI MOBILITARSI! TUTTI AL CPT DI CROTONE! NO AI LAGER! NO ALLE DEPORTAZIONI! [da Laboratorio Zeta]

20.03.05 ore 10,47
Mentre proseguono i trasferimenti verso il porto, è arrivato un aereo delle AIR Adriatic, compagnia usata per le deportazioni in Libia. Le forze dell'ordine impediscono alla Rete Siciliana Antirazzista di riprendere immagini e foto mentre sono in corso i trasferimenti verso il porto, mentre i migranti cercano di esporre cartelli di richiesta d'aiuto ne di protesta. Evidentemente i pochi fotogrammi andati ieri in onda, sia pure senza un commento adeguato, sono già più di quello la nostra democrazia è in grado di sopportare. Seguiranno aggiornamenti. [da FdCA]

20.03.05 ore 12,06
Salpata ora da Lampedusa la nave che ha imbarcato 120 migranti. Destinazione intermedia Porto Empedocle, ma non si hanno garanzie sulla destinazione finale di queste persone, mentre la presenza dell'aereo incombe sulla pista. Continua il presidio dei militanti della RAS, impotenti ad impedire le nuove deportazioni che si preparano. [da FdCA]

20.03.05 ore 12,43
Dopo stamani, la delegazione della Rete Antirazzista Siciliana è pronta per entrare una seconda volta dentro il lager di Lampedusa. Sta per entrare, per la seconda volta, nel LAGER di Lampedusala delegazione della Rete Antirazzista Siciliana insieme alle senatrici Acciarini e De Zulueta. Nonostante le assicurazioni fatte alle senatrici riguardo la sospensione del ponte aereo per la Libia, è sempre presente sulla pista dell'aeroporto un velivolo della Adriatic, la stessa della deportazione di ieri. E' confermato che ieri, sul primo aereo, c'è stata una carica delle forze dell'ordine contro i migranti e contro quelli che hanno tentato la fuga. Confermato quindi l'uso della violenza per le deportazioni oltre all'inganno e la sospensione TOTALE di ogni diritto. [da Laboratorio Zeta]

20.03.05 ore 14,00
Alle 8.30 è arrivata la nave al porto di Porto Empedocle. Una quindicina di militanti hanno esposto uno striscione con la scritta "Chiudiamo i lager - NO CPT". Imponente la presenza di polizia. Destinazione presunta Crotone. Gli immigrati hanno salutato con l'iniziativa con interesse. Molte persone in attesa della nave presenti allo sbarco hanno manifestato solidarietà. FREEDOM - HURRIA - LIBERTA'. [da Hurria]

20.03.05 ore 14,16
E' stato vietato alla delegazione della Rete Antirazzista Siciliana di entrare nel lager. Per presunti motivi di ordine pubblico è stato vietato l'ingresso alla delegazione della R.A.S. insieme alla senatrice Acciarini. Si pensa invece che stia accadendo qualcosa. Forse gli aguzzini vogliono far partire un altro aereo. [da Laboratorio Zeta]

20.03.05 ore 14,23
Sulla pista dell'aeroporto di Lampedusa stanno iniziando le operazioni d'imbarco, nell'aereo della Adriatic, per un altro gruppo di migranti. Com'era previsto, il veto all'ingresso della R.A.S. nel LAGER di Lampedusa nascondeva l'imminente deportazione. Voci trapelate, ma non confermate, indicano Crotone come destinazione dell'aereo. CHIEDIAMO A TUTTI I COMPAGNI CALABRESI DI MOBILITARSI URGENTEMENTE PER L'ARRIVO DELL'AEREO A CROTONE. [da Laboratorio Zeta]

20.03.05 ore 14,35
Con ogni probabilità gli immigrati deportati col secondo ponte aereo da Lampedusa verranno trasferiti a Crotone. Invitiamo tutti gli antirazzisti calabresi a vigilare e intervenire. [da Comm.ne Antirazzista FAI]

20.03.05 ore 15,46
L'aereo con a bordo i migranti è partito. [da Comm.ne Antirazzista FAI]

21.03.05 ore 18,20
Deportazioni - Comunicato dell'Osservatorio Migranti (AG)
Emergenza migranti Ieri sera alle ore 20 circa è arrivata a Porto Empedocle, la nave passeggeri con a bordo un centinaio di migranti provenienti dal cpt dell’isola di Lampedusa. Allo sbarco erano presenti una ventina di attivisti dell’Osservatorio Migranti di Agrigento, alcuni membri dell’associazione Hurria di Caltanissetta e un numero imprecisato di forze dell’ordine. Appena sbarcati, i migranti in tutto un centinaio, sono stati collocati su quattro autobus di privati che sono immediatamente partiti, secondo informazioni assunte da fonti attendibili, per il cpt di Crotone. La nostra presenza è stata di fondamentale importanza, non solo per la testimonianza diretta ma anche per la solidarietà manifestata nei confronti di tutti i migranti. L’Osservatorio di Agrigento, inoltre, sta preparando un sit-in che si dovrebbe svolgere in questi giorni in città per denunciare alla cittadinanza le gravissime violazioni di diritti umani perpetuate a danno di tutti i potenziali richiedenti asilo che sono arrivati a Lampedusa e immediatamente rimpatriati verso i campi libici.Agrigento, lì 21.03.2005 Leonardo MarinoOsservatorio Migranti Agrigento [da TAZ laboratorio di comunicazione libertaria]

21.03.05
Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana sugli eventi del 19-20 marzo 2005 a Lampedusa
Una ventina di noi hanno raggiunto Lampedusa per denunciare la tragedia che in questi giorni, come è già accaduto nell'ottobre del 2004, si sta consumando nel silenzio e nell'indifferenza di un paese intero.
I ponti arerei che deportano i migranti dall'isola siciliana alla Libia sono ricominciati come la più normale delle prassi, nonostante esistano adesso dati ufficiali del governo libico che riportano la morte nel deserto di 106 delle persone deportate da settembre ad oggi.
Questi morti (e 106 è solo il dato ufficiale) pesano sulla coscienza di tutti.
Pesano soprattutto sulla coscienza di questo governo che ormai, con tutta l'arroganza di un regime, calpesta lo Stato di diritto e le convenzioni internazionali, le leggi interne come tutti i fondamentali diritti della persona umana.
In due giorni abbiamo assistito alla deportazione aerea di 140 persone sommariamente identificate e che non hanno avuto la possibilità di incontrare un avvocato o un giudice o di chiedere asilo politico.
Tutto ciò che abbiamo potuto fare su un'isola ostile e militarizzata (parliamo proprio di esercito e mitra), tra aggressioni fisiche e provocazioni da parte dei leghisti lampedusani (!) e della polizia, è stato gridare ai migranti, mentre venivano deportati, quale fosse la reale destinazione di quegli aerei. Fino a quel momento nessuno li aveva informati: pensavano tutti di andare a Crotone.
Per questo motivo, durante il primo imbarco del 19 marzo una decina di loro ha tentato la fuga sulla pista dell'aeroporto. Sono stati tutti ripresi e malmenati. Un ragazzo svenuto è stato portato via da una camionetta della polizia. L'aereo è partito comunque. Queste immagini sono state trasmesse dalla televisione solo perché noi le avevamo riprese. Le abbiamo gratuitamente date alla Rai purché venissero diffuse, al solo patto che in nessuno dei servizi dei loro tg adoperassero le parole "clandestino" per parlare di uomini e donne, e "centro di accoglienza" per parlare dei Cpt. Ovviamente entrambi i termini sono stati adoperati più volte dal pessimo servizio del tg1.
Alle dieci di sera del 19 sono arrivate le due Senatrici Tana De Zulueta e Chiara Acciarini (uniche mosche bianche di un'opposizione che ha ostentato solo indifferenza) che hanno immediatamente chiesto, come è loro diritto, di entrare almeno dentro gli uffici del campo di detenzione dove restavano rinchiusi più di 600 tra uomini, donne e minori (stiamo scrivendo sempre del solito lager , quello di solo otto cessi e tutti senza porte, quello senza materassi e coperte, quello gestito dalla solita Misericordia, con a capo il solito responsabile sig. Scalia che si prende circa 45 euro al giorno per detenuto). È stato loro negato l'accesso adducendo a pretesto "l'assetto notturno" del personale, la mancanza di un "referente adeguato" all'interno del campo, e, soprattutto, "il rispetto della privacy" dei detenuti (c'è bisogno di un commento?).
La mattina dopo, alle 6:30 del venti, le due Senatrici, insieme alla nostra delegazione, hanno reiterato la richiesta di ingresso. Questa volta è stato loro permesso di arrivare fino al primo cancello, cioè fino ai locali degli uffici, all'infermeria e alla "zona donne" (dove c'erano solo una decina di ragazze). Ancora una volta quindi, le parlamentari e il loro avvocato non hanno potuto incontrare i migranti detenuti se non da dietro le sbarre e da lontano (avendo però modo di riconoscere tra essi la presenza di parecchi ragazzi evidentemente minorenni), e non hanno potuto ispezionare il campo. I motivi addotti erano stavolta quelli di "ordine pubblico".
La ragione reale è stata certo quella di occultare quanto avveniva e avviene anche in questo momento dietro quei cancelli, nonché i preparativi per le nuove deportazioni.
Nel frattempo sul retro del Cpt alcuni di noi sono riusciti ad avvicinarsi ai migranti detenuti (ovviamente a una distanza minima di cento metri, con le camionette della polizia e dei carabinieri, le sbarre e il filo spinato in mezzo) tanto da poter comunicare con loro in inglese e urlando. Ci hanno chiesto aiuto "Help us, please, help us...", ci hanno comunicato che erano in sciopero della fame da due giorni, che avevano dormito per terra perché lì dentro non c'è niente, che avevano sete, che preferivano morire dentro il campo piuttosto che ripassare dalla Libia. Ci hanno chiesto se questo paese avesse un governo, ci hanno chiesto conferma se l'Italia fosse un paese di libertà, ci hanno chiesto del Vaticano e del Papa, molti ci hanno detto di avere famiglia...
Poco dopo i poliziotti hanno iniziato a trasportare 120 di loro verso il porto e li hanno imbarcati per Porto Empedocle (con destinazione ufficiale Crotone). Nel pomeriggio è partito un secondo aereo sempre della stessa compagnia, la Air Adriatic, che sembra fa scalo solo a Tripoli e Spalato. Ma il prefetto Panza insiste nel dire che sarebbero andati anch'essi a Crotone.
Intanto le Senatrici chiedevano ancora di entrare ma veniva loro risposto che i responsabili erano assenti perché erano andati a pranzo.
Sull'isola non è rimasto più nessuno che si ribelli a tutto questo. Neanche un militante, un politico, un giornalista straniero (forse un paio italiani ma non si sa) o semplicemente un cittadino che contesti.

E le deportazioni, mentre noi scriviamo e anche adesso che voi leggete, continuano.

Rete Antirazzista Siciliana
La solidarietà non si arresta! Nessuno è clandestino!

Lo scorso 8 agosto l'equipaggio di due pescherecci tunisini ha tratto in salvo 44 immigrati che si trovavano alla deriva in pieno Canale di Sicilia e che rischiavano di affondare.
I pescatori tunisini non hanno esitato a salvare quelle persone (tra cui due bambini - uno disabile - e due donne incinte) portandole al sicuro nel porto di Lampedusa.
Arrivati in territorio italiano, i sette componenti dell'equipaggio sono stati arrestati dalle autorità con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e trattati come criminali.
Quando il 22 agosto è iniziato il processo contro i pescatori tunisini è stato subito chiaro l'intento persecutorio di questa vicenda giudiziaria: i soggetti chiamati a testimoniare a favore dell'accusa sono stati tutti accettati, mentre dei ventisei testimoni chiamati dagli avvocati difensori soltanto due hanno potuto fornire la loro versione dei fatti. E, in entrambi i casi, è stato detto chiaramente che i pescatori tunisini non hanno fatto altro che salvare gli immigrati dalla morte. Significativamente, il giudice Antonia Sabbatino è lo stesso che presiede anche il processo contro il comandante della nave Cap Anamur, che due anni fa portò in salvo 37 immigrati conducendoli in Italia.
Ancora una volta lo stato italiano lancia con il suo governo un messaggio chiaro e inequivocabile nella sua criminalità: salvare e soccorrere immigrati in difficoltà è un reato! In altre parole, lo stato e il governo invitano senza mezzi termini all'omissione di soccorso!
Questo approccio persecutorio nei confronti di chi mette in pratica la solidarietà fra donne e uomini in situazioni di pericolo estremo dimostra chiaramente come tutte le politiche di controllo e repressione dell'immigrazione siano dettate da un'unica esigenza: terrorizzare gli immigrati dimostrandogli che le frontiere sono invalicabili e che la morte è un destino certo e voluto da chi blinda i confini dell'Italia e dell'Europa attraverso leggi razziste.
La responsabilità politica di tutti i naufragi e di tutti gli incidenti in mare che da anni arrossano il mediterraneo col sangue di migliaia di migranti in cerca di speranza nel nostro paese, è da ricondurre esclusivamente agli stati e ai governi europei che applicano le loro politiche repressive e terroristiche per tenere sotto costante ricatto gli immigrati i quali fanno comodo solo se sono clandestini e possono essere sfruttati selvaggiamente dai padroni nelle fabbriche, nei cantieri e nelle campagne. E per mantenere costante il ricatto, i governi applicano una repressione feroce impedendo persino che gli immigrati possano essere salvati se trovati in mare aperto in balia del loro destino.
I pescatori tunisini sotto processo ad Agrigento hanno applicato l'unica legge che ha davvero senso di esistere, ovvero la legge etica e morale che è in ognuno di noi, e che impone categoricamente di aiutare e solidarizzare con ogni donna e ogni uomo in difficoltà a prescindere dalle norme, dai regolamenti, dalle burocrazie infami e assassine prodotte dagli stati e dal capitalismo per dividere i popoli.
Vogliamo l'immediata liberazione dei pescatori tunisini e facciamo appello per una mobilitazione permanente affinché siano subito scagionati.

Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo
Agrigento, 7 settembre 2007
Fuga dal CPT

Nell'edizione nissena de La Sicilia del 20 gennaio 2005, tale Riccardo Riggi si produce in un agghiacciante panegirico sul Centro di Permanenza Temporanea di Pian del Lago.
Affondando a piene mani nei dati forniti dalla locale questura, l'autore dell'articolo tesse l'elogio del campo di concentramento di Caltanissetta: la carcerazione di "4.875 stranieri ospitati nel quadriennio 2000-2004" diventa nelle parole del redattore un "processo di gestione".
Poi, tutto contento, riferisce della capacità del CPT di "scovare tra essi ben 1.742 extracomunitari da rimpatriare". E ancora, nel 2004, su 1.707 stranieri "ospitati" nel centro di permanenza "1.082 sono stati trattenuti, 625 i rimpatriati".
Alla fine, l'estasi: il CPT di Caltanissetta è quello "con il più alto numero d'espulsioni in Italia, ben 905".
Le rassicuranti dichiarazioni di Michele Emma - dirigente dell'Ufficio immigrazione - suggellano questo macabro quadro di efficientismo repressivo. Infine, arriva la benedizione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i i Rifugiati e del Comitato per la prevenzione delle torture del Consiglio d'Europa secondo cui "il Cpt è il miglior centro d'Italia".
A guastare questo scenario ci hanno pensato i diretti interessati: 29 immigrati sono scappati dal lager di Caltanissetta scavalcando la recinzione e disperdendosi nelle campagne circostanti.
L'episodio viene citato nelle ultime righe dello stesso incredibile articolo di cui sopra.Vien da chiedersi il perché questi immigrati si ostinino a voler scappare a tutti i costi dal "miglior centro d'Italia".
La risposta va cercata nelle gambe e nell'angoscia dei fuggitivi braccati dalla polizia, nella loro voglia di scappare dall'abbrutimento, dall'annichilimento, dall'orrore di una carcerazione insensata, ingrata e infame: la risposta va cercata nell'inalienabile diritto alla libertà di ogni essere umano, nel diritto a fuggire dalla fame, dalla miseria, dalle guerre, dalla precarietà, nel diritto a vivere pienamente la propria esistenza.
La macchina repressiva potrà anche imbellettarsi pateticamente di una rispettabilità artefatta, servendosi di un giornalismo acritico e compiacente, ma la verità delle cose appare sempre nella sua dirompente attualità. E' illuso chi crede di poter annientare il bisogno di libertà degli individui innalzando muri, gabbie, sbarre e filo spinato.
Raccontare di donne e uomini riducendoli a meri numeri di una casistica infame che conta i trattenuti e gli espulsi è certamente un segno dei tempi: tempi di guerra, una guerra dichiarata non solo agli immigrati, ma al senso più profondo dell'umano.
In questa guerra, dunque, bisogna avere il coraggio di scegliere da che parte stare, se con l'umano o con il non umano.

Nucleo "Giustizia e Libertà" della Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo

gennaio 2005

Trapani 28 dicembre

DISTRUGGERE LA FORTEZZA EUROPA
COSTRUIRE LIBERTA' E GIUSTIZIA SOCIALE


Contro i CPT, Trapani 28 dicembre. Testo del manifesto FAS/FdCAPer il testo dell'appello

"Per noi non vi sono stranieri. Noi vogliamo che tutti gli uomini, qualunque sia il loro luogo di nascita, qualunque sia il ceppo etnico da cui derivano, qualunque la lingua che parlano, si considerino come fratelli, e si aggruppino liberamente e cooperino insieme per il maggior benessere, la maggiore libertà, la maggiore civiltà di tutti (...).Se di stranieri vuol parlarsi, allora per noi lo straniero non è colui che è nato al di là di una frontiera e parla una lingua diversa, o ha la pelle di diverso colore; - lo straniero, il nemico, è l'oppressore, è lo sfruttatore, è chiunque, in qualunque paese, sottomette a sé un altr'uomo".(Errico Malatesta)
DISTRUGGERE LA FORTEZZA EUROPA
COSTRUIRE LIBERTA' E GIUSTIZIA SOCIALE
Il quinto anniversario della strage del "Serraino Vulpitta" di Trapani cade in un momento in cui la repressione dello Stato nei confronti degli immigrati ha assunto contorni sempre più barbari.
L'internamento nei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) - i lager del nuovo millennio - non è più la sola terribile opzione di fronte alla quale un immigrato può trovarsi.
Adesso la strategia repressiva passa attraverso le deportazioni di massa. Così come accaduto a Lampedusa quest'estate e ancora più recentemente, il governo italiano ha disposto l'espulsione forzata verso la Libia di centinaia di persone stivate in aerei militari.
E così, mentre Berlusconi stringe la mano al colonnello Gheddafi e Ciampi auspica l'apertura dei mercati di armi verso la Cina, vengono stipulati gli affari d'oro della Fortezza Europa la cui costituzione è stata firmata col sangue di milioni di immigrati sfruttati, umiliati, respinti, uccisi.
Il bisogno di libertà è più forte di ogni repressione: negli ultimi mesi le fughe dai Centri di detenzione si sono moltiplicate, da Trapani, da Crotone, da Lecce, da Ragusa a dimostrazione del fatto che tutti i CPT sono posti intollerabili che devono essere smantellati e chiusi.
Le esperienze di autorganizzazione e autogestione delle lotte messe in moto dalle/dagli immigrati/e in tutta Italia dimostrano chiaramente come l'azione diretta sia lo strumento più radicale e dunque più incisivo per conquistare quei diritti universali che gli Stati e il Capitale continuano a calpestare ogni giorno.
Torniamo a Trapani per non dimenticare la strage di Stato del 28 dicembre 1999.
Torniamo a Trapani perché non archiviamo l'assoluzione in primo grado dell'ex prefetto Cerenzìa e perché rimane la nostra condanna politica e morale a questo sistema assassino.
Lottiamo al fianco dei migranti e rivendichiamo con loro il diritto alla libertà di circolazione, di costruire e progettare la vita a prescindere dal luogo in cui si è nati, di fuggire dalla precarietà economica e sociale, dalle guerre, dai contesti di miseria e arretratezza.
Da Trapani rilanciamo la lotta antirazzista per distruggere la Fortezza Europa.
Nessuno è clandestino.


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Federazione dei Comunisti Anarchici - sezione di Palermo
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